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Castello Aragonese


Complesso di costruzioni di varie epoche, in parte in rovina, racchiusi in una possente cinta fortificata; gli edifici dell’isolotto tra il 25 giugno e il 21 agosto 1809 furono molto danneggiati dal cannoneggiamento inglese nella battaglia vinta da Gioacchino Murat; nel 1823 Ferdinando I rese demaniale l’isolotto.
Al termine del Ponte Aragonese , lungo 228 m. e costruito nel 1438 da Alfonso d’Aragona in sostituzione di un fragile ponte di legno, si trova la Batteria del molo , sul cui terrazzo sono visibili tracce dei pilastri che sostenevano le artiglierie; un grande arco immette nel Castello.

Il Castello , denominato anche Castrum Ieronis o Castel Gerone dal nome del tiranno di Siracusa che per primo eresse una fortezza, nel 1912 fu venduto dal demanio a privati. Alfonso d’Aragona nel 1425, nell’ambito dei lavori di trasformazione della fortezza fece costruire cinta muraria e, al posto di una precedente scala esterna, fece scavare nella roccia una galleria per accedere con maggiore sicurezza agli edifici posti sulla scogliera. Lungo questa galleria, illuminata da grandi aperture, si trova una piccola cappella dedicata a S. Giovangiuseppe della Croce (Ischia, 1654-1734.

Usciti all’aperto si sale lungo gli spalti da cui sono raggiungibili la Chiesa dell’Immacolata e la Cattedrale.
La Chiesa dell’Immacolata , costruita nel 1737 al posto di una piccola cappella dedicata a San Francesco per volontà della badessa Battista Lanfreschi, dopo la soppressione dei monasteri del 1806 fu abbandonata insieme al convento delle Clarisse annesso alla chiesa. La pianta a croce greca è arricchita sull’asse maggiore da un vano quadrangolare impiegato come presbiterio e da un altro usato come pronao. La cupola è sorretta da quattro pilastri solcati da coppie di lesene impostate sull’alto tamburo forato da finestre a timpano curvo. Il convento, fondato dalla badessa Beatrice Quadra nel 1575 ed anch’esso abbandonato nel 1810, si sv iluppa come un blocco rettangolare, con un prospetto
arricchito dalla scansione regolare delle finestre; dal terrazzo si gode di una bellissima vista; in un locale sotterraneo si può visitare il macabro cimitero delle monache dove è collocato l’ossario delle religiose e dove fino a poco tempo fa era ancora possibile vedere le mummie poste sugli scolatoi , impressionanti sedili in muratura dove venivano appoggiati i corpi delle defunte.
La Cattedrale , dedicata all’Assunta, fu costruita nel 1301 dalla famiglia Cossa; fu fortemente rimaneggiata fra il XVII ed il XVIII secolo durante l’episcopato di monsignor Costigliola; rovinata dal cannoneggiamento inglese del 1809, il 27 giugno 1810 fu abbandonata e le funzioni di Cattedrale furono trasferite alla Chiesa di Santa Maria della Scala. Ricchissima di storia, al suo interno vi furono celebrate le nozze di Vittoria Colonna con Ferrante d’Avalos. L’ interno è a tre navate con cupola; all’inizio della navata c’è il fonte battesimale , con vasca del tardo Rinascimento, sostenuta da tre cariatidi (simboleggianti la Mansuetudine , laGiustizia , la Prudenza ) e sormontata da un baldacchino su 4 colonnine tortili provenienti dal sepolcro di Giovanni Cossa (m. del 1347); avanzi di decorazioni in stucco sono ancora rintracciabili nell’abside che conserva anche l’altare in pietra e sono ancora ben visibili i pilastri quadrati in cui erano inglobate le antiche colonne in piperno. Nella cappella a destra del presbiterio c’è un’antica tavola con la Madonna della Libera , in quella a sinistra,Crocifisso ligneo, della 2 metà del XIII secolo; in un locale annesso alla Sagrestia, antico rilievo marmoreo della Crocifissione . Sotto la chiesa si estende una vasta cripta ipogea di struttura gotica a pianta rettangolare con volte a crociera, con cappelle gentilizie, decorata da affreschi di varie epoche di cui i più antichi sono del XIV secolo, vicini ai maestri giotteschi che operavano a Napoli in quegli anni.
Proseguendo lungo il sentiero principale si incontra, il Tempietto di S. Pietro del XVI secolo.
Più in alto rispetto a San Pietro ci sono le antiche Carceri : un basso atrio immette in un primo ambiente suddiviso da un profondo arcone nel quale sono ben visibili i fori dei cancelli; di qui si passa all’ambiente adiacente, con volte a botte e strette finestre con inferriate; questi ambienti furono realizzati nel XV secolo, ma la funzione di carcere seguì il decreto di Ferdinando I con cui fu deciso di concederlo al demanio; dal 1851 al 1860 vi furono rinchiusi alcuni patrioti del Risorgimento, quali Luigi Settembrini, Carlo Poerio, Nicola Nisco, Michele Pironti, Silvio Spaventa, Filippo Agresti, Vito Purcaro, Gaetano Errichiello e altri. Si sale infine al terrazzo soprastante, un tempo utilizzato per servizio di ronda, da cui la vista spazia su tutto il golfo di Napoli.
Nel punto più alto domina il mastio con le sue poderose mura, rafforzate da 4 torrioni cilindrici.

 

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