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Piccolo, questo Comune di Serrara Fontana, con i suoi soli 6,69 Km. Piglia nome dalle sue antiche frazioni più importanti: Fontana e Serrara. Sebbene quasi tutto accollinato, questo Comune si impone per la bellezza e per la varietà del suo territorio, che comprende l’ Epomeo e S. Angelo, le numerose cave e i greci abitati di Noia, Calimera, Succhivo, Ciglio, le spiagge dei Maronti, del Gradone, dell’istmo di S. Angelo, nonché il Belvedere di Serrara, di Costantino e l’ Epomeo. Alcuni etimologi dissero Serrara significava granaio di Cerere o chiuso tra i monti, e che Fontana derivi dai suoi fonti d’acqua. Dalle sorgenti di Buceto, infatti, situate in alto presso l’ Epomeo, la purissima acqua fu incanalata dal 1580 e diretta verso l’antica Città d’ Ischia. Fontana si trova a 452 mt. Sul livello del mare e vanta origini molto antiche, come la sua chiesa parrocchiale, S. Maria la Sacra, fatta erigere dal vescovo Bartolomeo Bussaro di Pavia nel 1374. “ In questo casale – scrive lo storico D’Ascia – l’ultimo degli Angioini trovò ospitalità.. Asilo e pace trovarono ancora i vescovi d ‘ Ischia in quei tempi di guerre e spoliazioni interne, avvenute nel corso del XV secolo.. In esso si ricoverò Bartolomeo di Pavia.. e l’altro vescovo Giovanni De Cico, quando il Castello d’ Ischia fu assediato.. qui meditò i suoi infelici piani di attacco il figlio di Renato (Giovanni D’ Angiò), quando l’ultima battaglia preparava a Ferrante, appoggiandosi a un ambizioso e a un traditore”. Oltre alla preziosa acqua di Buceto, vi sono altre acque potabili: del Ciglio, di Calavasìa; vi sono numerose acque caldissime pullulanti dappertutto, specie al Gradone, a Cava Putrella e a Cava Scura, divenute ormai famose in tutto il mondo per le loro virtù curative e per i meravigliosi e moderni complessi termali sorti sui loro bacini, quali Afrodite, Apollon, Tropical. Non inferiori per cure e per potenza di calore sono le varie fumarole adibite a stufe e perfino le arene medicamentose, che tanto scalpore hanno destato per la salute che ridanno ai sofferenti. A questo punto Comune appartiene la cima più alta dell’isola d’ Ischia, l’ Epomeo, (789 mt.) . E’tutta una montagna di tufo verde. La sua parte più alta fu scavata per ricavarne un dominatorio nei primi tempi, ma probabilmente per rifugio e per comodo ai soldati di stanza lassù, per scrutare se dal mare fossero in vista legni nemici, per cui il posto fu anche detto Monte della Guardia. In questo secondo momento, forse ingrandito, ospitò alcuni eremiti con la relativa chiesetta dedicata a S. Nicola, per cui l’ Epomeo fu anche detto San Nicola. Si vuole che la chiesetta e l’eremo siano stati scavati antecedentemente al 1459. La statua del Santo porta la data 1500. Nella chiesetta v’è una lapide sepolcrale del 1672. I primi eremiti si trovano nella seconda metà del ‘600. In questo luogo di meditazione si ritirarono fra Giorgio il Bavaro, fra Valentino Moretti dell‘ Amorrea, fra Giuseppe D’Argout, fra Nicola Ramy, fra Gabriele D’ Ambra, frate Antonio, padre Michele, fra Desiderio ed altri. Il D’ Argout era capitano del Castello d’ Ischia e volle ritirarsi eremita dell’Epomeo in seguito ad una grazia che lo scampò da morte sicura. Varie sono le etimologie della parola Epomeo: “lo guardo” e “Carbone ardente”, il De Rivaz; “monte che sovrasta a tutte le sorgenti” o “sopra il ferone”, lo Ziccardi. Filostrato dice che sulla vetta esisteva un tempio dedicato a Nettuno, il cui simulacro stava tra la prora e l’ aratro. L’Epomeo fu meta di tutti i turisti, antichi e moderni, per essere la vetta dalla quale si ammirare tutta l’isola d’ Ischia. Infatti, i tramonti, in generale, rappresentano uno spettacolo grandioso. I locali, invece, preferivano ammirare lo spettacolo dell’alba e del sorgere del sole, che nulla cede in potenza a quello del tramonto: intere comitive si partivano dai vari paesi per raggiungere nottetempo la vetta. Si marciava al suono dei tradizionali strumenti di circostanza, “triccabballacchi” e “ serrecchie”, coi quali, poi, si salutava) il primo raggio di sole, accompagnandolo la celebre canzone:‘e ngoppe Santu Nicolae sopra S.Nicolae na bellezza, oi né;è una bellezza a vedere, amica;ma quanno sponta ‘o sole,è cosa a straverè!è uno spettacolo da rivedere sempre! Perché il sole a mano a mano va scoprendo i dolci colli del Liaturo, la Punta del Bianchetto, il declivio piacevole di Pietra dell’ Acqua, quindi i paesucoli ancora immersi nella nebbiolina del loro calduccio notturno, i casolari sparsi, affogati nei vigneti, fino alle spiagge ribaciate dallo sciabordio del mare e alle barche rientranti dalla pesca notturna. Il turista di una volta, quello che pigliava appunti sul proprio taccuino, ci ha lasciato descrizioni entusiaste; ma anche quello attuale non può non ritenere nell’ animo e nella memoria le proprie impressioni dalla vetta dell’ Epomeo. Chi, se questo turista ha quel tanto da sentire il fascino della natura, gli potrà cancellare dalla mente la visione, che gli è data di vedere dalla punta del Castanito? Castanito? Castanito è la collina che si vede a sinistra del Belvedere di Serrara. Si protende sopra S. Angelo, Istmo e Promontorio, del Cavone, di Punta Chiarito, di Punta Imperatore. Ma a sinistra, l’occhio si posa con senso quasi di paura sopra quella conca, che, compresa dal netto crinale formato dalle colline, è profondamente incisa da enormi valloni, le cosiddette Cave, fino alla spiaggia dei Maronti. In ognuna di questa Cave vi sono sorgenti di acqua sia calda sia fredda. Certo il mormorio d i queste acque non si percepisce, ma se la fantasia ci viene in aiuto, sarà facile intuirlo quasi come un canto dolce e melodioso, si direbbe di Sirene invitanti lontani marinai ad approdare. E’ questa, anche l’immagine che ne diede chi, interpretando quel canto come la sola parola Ischia, modulata artisticamente dalle Sirene, scriveva: fruscio di due i strette in carola, sospiro d’ebbra a che i cuori serra! Quello che oggi appare agli occhi del turista come un bellissimo e caratteristico borgo marinaio, è lo sbocco a mare del comune. S. Angelo, abbarbicata sui crinali che da Serrara si inabissano nel mare, costruita come un presepe con le innumerevoli scale che penetrano nel suo cuore, con le sue tufacee corrose dal mare e dai venti, offre al turista l’essenza forse più suggestiva dell’isola d’ Ischia. Le stradine ospitano solo il passeggio pedonale o al massimo di carrelli elettrici, la piazza che si affaccia sul porticciolo offre al turista un angolo di paradiso, il promontorio, detto Torre che si innalza nel bel mezzo del mare e si unisce al borgo per mezzo di una sottile striscia di sabbia, gelosamente custodisce resti di un’antica Torre di avvistamento. Ma anche questo piccolo quanto grazioso paesino, è ricco di storia. I primi abitanti risultano essere i greci, che, all’incirca verso il 1800 a. C. , trovarono in questo luogo un facile e sicuro approdo, le generosità delle acque termali di Cava Grado, è un terreno fertile che assicura una soddisfacente agricoltura. Un monastero dedicato al culto dell’ Arcangelo Michele, antecedente all’anno 1000, fu fondato dai Benedettini. Fino agli inizi del 1800 l’isolotto occupava un posto di particolare importanza strategica ed economica.
Il Comune di Barano coi i suoi 1.106 ettari presenta una struttura orografica originale: in alto un arricchimento attorno allo spento cratere di Fondo Ferraro, e nel quale si distingue Monte Trippodi, che viene a valle coi i ripiegamenti di Bosco Catena, Costa Sparaina, collina di Buttavento e di Garofano, per trasformarsi in un pianoro curvo, il Piano di Testaccio e Piedimonte, protetto a sua volta dalle colline di Monte Cotto, Guardiola e Monte Barano che fanno giungere nel mare le opposte pendici. A questo complesso centrale si affiancano: a destra, l’insieme delle Cave dirette alla spiaggia dei Maronti; a sinistra, una serie di piccoli crateri, Vatoliere, Molara e Cava Nocella, formanti un ulteriore e grazioso arricciamento con le suggestive collinette di Matarace, Cesa, Testa, Schiappone, Monte Vezzi. Conseguenza immediata di questa struttura è l’ armoniosa disposizione dei paesucoli che vengono scoperti dal turista come in un gioco a nascondino: Barano, Buonopane, Testaccio, Piedimonte, Starza, Vatoliere, Schiappone, Chiummano, Fiaiano, Molara. L’ etimologia più corrente ci viene dal Baldino “Varano, podere di Vario”e dallo Ziccardi “Luogo delizioso”. Per il turista non frettoloso, che non voglia sapere soltanto di ristoranti e di altri conforti moderni, che ormai pullulano in tutta l’isola d’ Ischia dai più modesti ai più sofisticati, il comune di Barano offre a piene mani una varietà di panorami, di scorci, di angoli, accanto ad elementi di cultura, di storia, di costumi e di tradizioni che, certamente, se visitati, gli infondono il desiderio di una vita più confacente al nostro essere di creature intelligenti ed affettive. Proprio per questo motivo il turista non dovrebbe mancare di vedere Buonopane (ma il suo vero nome era Moropane); di affacciarsi sulla collina di Buttavento, il cosiddetto Piccolo Epomeo, per la stessa veduta e suggestione, che offre, in più larga misura, l’Epomeo. E’ a Buonopane che si conserva la caratteristica danza ischitana, la Ndrezzata, certamente per l’intreccio complicato di spade e mazzarelli di legno con i quali diciotto danzatori si scontrano in un finto combattimento corpo a corpo, forse vaga trasformata immagine di quando la gioventù ischitana cercava di fronteggiare predoni e pirati, il tutto nei caratteristici costumi tradizionali. E qui, dove la parte più accidentata del terreno sta per cedere alla grande conca delle Cave, e propriamente a ridosso della confluenza di Cava S. Pietro con Cava Candiano, che sgorga la sorgente Nitrodi .” Acqua calda per lavare mani e piedi, ovvero Canto delle lavatrici”, sono le etimologie che meglio di ogni parola dicono la bontà di quest’acqua. Alcuni bassorilievi e il frontone di un tempio, rinvenuti sul posto, dedicati ad Apollo e alle Ninfe Nitrodi, sono in grado di raccontarci la liturgia, la cura e le guarigioni operate in questo solitario recesso del comune di Barano. La liturgia si fondava su due fattori essenziali, l’acqua e il sole, mezzi materiali espressi nei simboli delle Ninfe e di Apollo. La cura procedeva per gradi con continue abluzioni giornaliere e con i bagni. Si succedevano guarigioni da mali ribelli all’opera di farmaci e di medici, principalmente quella di ridare al viso freschezza giovanile, cura che nessun farmaco e nessun medico avrebbe potuto effettuare. Per queste virtù vi fu eretto un tempio, sul cui frontone vi figurava Eros, il Dio dell’amore, che vince Anteros, il Dio della decrepitezza. Numerosi bassorilievi votivi testimoniano la guarigione ottenuta. Oggi sono esposti nel Museo Archeologico di Napoli. I benefici effetti delle acque Nitrodi venivano riscontrati dallo Jasolino, il quale così ne parla: “ Le donne del luogo sono belle, perché ogni dì l’usano.. e virtù di queste acque gli abitanti di Barano sani e lungamente vivono, le donne e lungamente vivono, le donne bellissime sono”. E siccome l’acqua è la stessa, limpida, incolore, 26° C ancora oggi guarisce piaghe e malattie ribelli persino agli antibiotici. Barano è costruita lungo il ciglio dell’omonima cava, perciò aperta, con un sol lato di caseggiati culminanti con la chiesa di San Rocco. Questa preziosità cedette, fino al 1540, per la costruzione della chiesa di S. Sebastiano, ed oggi per necessità sociali con il riempimento di parte della Cava stessa. Pertanto da questa davanzale di Barano affaccia direttamente sopra il piano di Testaccio, verso il quale declina con i ricchi poderi di Rosanovella e di Rosato, un tempo produttori di vini pregiati e di frutta. Questo stesso panorama, che ogni casa di Barano godeva dalle proprie finestre, oggi, lo si può ammirare dal suo Belvedere, dal quale il filosofo Renan pigliava spunti per il suo meditare e che ogni turista ama portare con sé almeno in fotografia. Campeggia sul limitare di questo Piano, la chiesa di S. Giorgio. Testaccio ha perduto l’antica piazzetta, conservando però lapidi storiche, per aprire il varco alla nuova via per la spiaggia dei Maronti, una delle spiagge più estese dell’isola d’ Ischia, ricca di tutti i conforti moderni. Ma la sua particolarità risiede nel fatto che tutte le Cave confluiscono su di essa ed ha una esposizione a mezzogiorno che la rende più calda delle altre. Su di essa si trova, verso S. Angelo, l’Arena medicamentosa, della quale Jasolino dice: ”tiene meravigliose virtù dell’isola d’ Ischia” . L’uso delle arenazioni è antichissimo e definito, sempre dallo Jasolino, “ eccellente, incomparabile e quasi divino rimedio” , perché le arene, composte di sabbia feldspatica, hanno temperature elevatissime che il Percalli riscontrò di 101° C.. Più ad est lo sbocco Cava Scura, divenuta ormai famosissima per le sue cure di estetica. Quindi lo sbocco di Cava Olmitello, nella quale sgorgano le omonime acque, e, un tempo, il relativo bagno. Bagno eccellente, che lo Jasolino propose chiamare bagno delle Principesse, avendo egli stesso felicemente curato la principessa di Basignano Isabella Feltria della Rovere e la principessa Di Scalea, Caterina Orsini. Di questo bagno scrive testualmente lo Jasolino: “per le virtù eccellenti che contiene.. è tanto celebre agli abitanti del luogo che credono dato loro per speciale grazia di Dio” . Se ne servirono, tra i tanti, anche il dottore Giovanni Pistoia e l’ ammiraglio Giorgio Corafà, il quale ultimo volle costruire a sue spese da Testaccio una strada decente e alberata per un accesso più comodo al bagno in questione. Ma Testaccio era meta di pellegrinaggio di ammalati per un’ altra prerogativa, una fumarola, i cui “ tepori sono differenti da quelli delle altre fumarole dell’isola d’ Ischia, perché in tutte le stufe o sudatori o fumarole isolane- scrive il Morgera – i vapori sono caldi e umidi, in quella di Testaccio, invece caldi e secchi “. Per queste caratteristiche il Sudature di Testaccio acquistò grande rinomanza al punto che Testaccio divenne meta dei sofferenti che da ogni parte vi accorrevano come ad un santuario miracoloso. Infatti, il tante volte citato Jasolino afferma: “ questo fra tutti gli altri celebratissimi sudatori del mondo ottiene i principal luogo.. il cui calore addirizza le gambe storte o qualsiasi altro male agli atri, in quella guisa che vediamo i mastri del legno raddrizzare col fuoco la materia del loro lavoro.. è il primo in tutto il mondo” . A Testaccio inoltre non manca qualche squarcio pittoresco e l’antica Torre dei Pesci poi dei Siniscalchi, non mancano panorami quali: quello dalla strada che scende ai Maronti, quello dalla Guardiola e infine quello da Monte Barano affacciandosi dalla Scarrupata sull’antichissimo cratere del Fèlice. Una passeggiata a Fiaiano per ammirare da vicino lo sbocco dell’ultima colata lavica uscita nella notte del 18 gennaio 1301, che scendono a valle riempì con un dosso la piana tra Ischia Ponte e Ischia Porto e, come qualcuno dice, distrusse il viculum ivi esistente. Per secoli la zolla rimase brulla e ingioconda, fino a quando un secolo fa, Ferdinando II non fece coprire coi pini, regalandoci la famose pineta. Su parte di esse è venuta a costruirsi la nuova Ischia. Fiaiano offre incantevoli panorami a seconda che si passa da una collinetta all’altra. E’lo stesso spettacolo che si offre al turista che visiti Piedimonte, adagiata in una piana,alla quale fanno da contorno: collinette suggestive, come Matarace col suo Cavone delle Rose, Cesa, Garofalo, Terone, Chiummano, Starza; piccoli crateri, tra cui bellissimi quelli del Vatoliere; infine la chiesetta dello Schiappone, alla quale, fino a poco fa, accorrevano l’8 settembre, comitive di dintorni. Allora, Ischia,, il tuo cuore gioiva sullo Schiappone più che in ogni altro posto dell’isola d’ Ischia perché là si radunavano gli ischitani nei loro costumi tradizionali e ti rallegravano con danze e canti in una veglia notturna. Perduta la vecchia usanza, oggi non mancano comitive che si recano nella stessa circostanza, ma soprattutto non v’è turista desideroso del bello che non vi si porti, commosso lassù anche dalla veduta del mare del Felice che bacia continuamente la Pietra Crespa.
1285 ettari costituiscono il territorio del comune di Forio d’ Ischia. La sua frazione più importante è Panza, ma oggi formano nuclei importanti anche il Cuoto, la Cesotta, la Spadaia, la Chiaia. Il visitatore che vede questo Comune riceve subito l’ impressione che tutto il paese si è allargato da e attorno un nucleo principale; così è, infatti, perché l’ antico abitato di Forio d’ Ischia era cinto da mura e fornito da dodici torri di difesa, le quali ultime, oggi, fanno bella mostra per rappresentare vivi monumenti del passato: il Torrione ( adibito a museo, ne l quale consentono i lavori dello scultore foriano Giovanni Maltese ), la Torre rotonda castello a rotonda Castello a roccia, la Torre di Cigliano, la Torre del Cieco, la Torre del Torone. Del resto Forio d’ Ischia trovatosi lontana dal Castello, doveva provvedere autonomamente alla propria difesa. Oggi, sebbene il paese si sia allargato, il suo vecchio centro conserva tanto fascino da farsi prescegliere da artisti e poeti per le linee architettoniche, quasi fiabesche, delle sue chiese, dei suoi palazzi, dei suoi atrii, dei suoi vicoletti.Non a caso, quindi, la elessero seconda patria un Gilles, un Bargheer, un Walton, un Auden. E’per questo motivo che conviene soffermarsi a parlare di questa caratteristica architettura. I vicoletti foriani sono sommamente suggestivi: stretti, abbelliti da portoni ad arco, sopra i quali non mancano antiche maioliche raffiguranti Santi e Madonne, davanti ai quali arde un lumicino, anche elettrico. I loro nomi richiamano le antiche loro origini: Vico Piazza, Via Torrione, Cesotta, Cierco, Del Pozzo. In questi violetti, quando un portone apre i propri battenti, ti immette in atrii spaziosi, comunicanti quasi sempre con i ricchi giardini interni, sui quali la casa affaccia quasi sempre con porticati e scale esterne. E negli atrii, artistiche volute sorreggono volte e scalinata, adornano bocche di cisterne e di pozzi. Spesso l’ingresso è preceduto da una scalinata,allora questa è sempre monumentale.Spesso il mastro ricavò nella facciata balconi, sorretti da caratteristici architetti poggianti su mensole di pietra lavica; finestre originali e talvolta così diverse tra loro, da costituire una vera preziosità. Ecco perché il visitatore rimane incantato davanti al palazzo Biondi, alla casa Regine, al Palazzotto di via Torrione.“ Le caratteristiche principali – scrive il Salvati – di questa architettura si possono così riassumere: copertura a volta, a vela, a crociera, a cupola; semplicità degli ornati e degli stucchi; funzionalità degli elementi decorativi; il suggestivo effetto cromatico delle attintature di calce; l’uso delle mensole di pietra dura su cui poggiano gli archi; l’uso dei porticati; l’uso dei cortiletti interni, su cui si aprono tutte le camere, in cui si svolge la scala esterna, del tipo della casa romana e di quella araba… Un altro tratto caratteristico è la sovrapposizione degli elementi delle varie epoche e dei vari stili sugli stessi edifici” . Un accenno alle caratteristiche di qualche Chiesa non dispiacerà al visitatore in cerca delle bellezze del paese che visita. Ed ecco appunto, la Chiesa di S. Michele o del Purgatorio del 1742. “ La parte veramente interessante – scrive sempre il Salvati – è proprio la facciata: due archi ravvicinati sostengono le campane, affiancati da cartocci barocchi.. al centro della facciata, nel campo superiore, il riquadro che doveva contenere mattonelle di ceramica; nell’ inferiore, due nicchiette laterali al portale che è di pietra lavica grigia di puro stile rinascimentale” . La Chiesa di S. Gaetano del 1655: “ La sagome dei contrafforti a scarpe la restringe verso l’ alto, quasi a darle una falsa prospettiva perché sembri più alta.. il portale, di pietra grigia, è fortemente inciso da profonde modanature, che girano all’altezza della zoccolatura, mentre sotto sporge una base di lesena con un piedistallo, motivo che ricorre con frequenza a Forio formando un elemento caratteristico.. la scala a due rampe che porta all’ingresso non è simmetrica e si ristringe dal lato dove la stradetta diventa più piccola.. la cupola, visibile da tutto il paese, ha forma ovoidale, impostata su tamburo cilindrico.. la forma del capolino è originale “. La Chiesa di S. Maria del Soccorso, antico convento agostiniano del secolo XIV. “ E’ questa senza dubbio – è sempre il Salvati che scrive – la più bella e suggestiva Chiesa di Forio e dell’isola d’ Ischia stessa… ampio sagrato, terrazza panoramica; della facciata principale non vi sono altri esempi: in alto segue la curva della volta a botte della copertura della navata raccordata al centro col basamento della croce; ai due lati la curva termina con due cartocci appena abbozzati, come se uno stuccatore sbadato avesse trascurato di terminali. Il lato destro continua con un contrafforte a scarpa, mentre il sinistro incorpora il piccolo campanile, con la cuspide piramidale.. al centro del sagrato, con due rampe di scala curve si accende all’ingresso della Chiesa : il pianerottolo di pianta semiellittica sporge in avanti, ed il parapetto è tutto rivestito di ceramiche; un ampio scalone da accesso al sagrato.. Le facciate laterali sono diverse nella loro simmetria asimmetrica, fatta di contrafforti, barbacani, cupolette, piccoli tetti, finestrelle di forma quadrata, rettangolari, circolari, e ovali “. La Chiesa di S. Maria Visita Poveri: “ Consta di due parti, un atrio scoperto.. e una cappella grande. Le loro facciate sono interessantissime .. il portone esterno è ancora quello antico.. nell’ interno la volta a botte a lunette con le imposte sostenute da mensole, l’ arco frontale risaltato, e la cupoletta su pennacchi sferici, sono ornati da semplici riquadri e modanature.. ai lati dell’altare maggiore si aprono due finestre a mezzo arco (Salvati) “. L’interno è abbellito da una stupenda decorazione a stucco e da ben nove opere del pittore Alfonso Di Spagna. La Chiesa di S. Vito, dalla cupola sferica, senza capolino con quattro finestre arcate ( Salvati )” , ha origini che si perdono nel tempo. L’ attuale struttura risale al secolo XVIII mentre la facciata fu completata solo un secolo dopo ( Di Lustro). L’interno è ricco di stucchi e di opere di Cesare Calise e di Alfonso Di Spigna.Nella sagrestia si conserva la statua di argento di S. Vito dello scultore Giuseppe Sammartino (1787). La Chiesa di S. Maria di Loreto, dalle “ torri campanarie che sebbene rifatte nell’intonaco, mostrano ancora la loro simpatica linea, con le due opere rivestite di scaglie di ceramica giallo oro e verde brillante” ( Salvati) e il suo attiguo Oratorio. E’ricca di svariate opere d’arte di rinomati pittori, scultori, stuccatori. Si ricorda solo Decio Tramontano (Madonna di Loreto) Cesare Calise ed Alfonso Di Spigna tra i pittori, e Gaspare Lamberti tra gli scultori . La Chiesa di S. Carlo del 1620, singolare per il largo uso che in essa si riscontra del tufo verde locale e perché è ricca di opere di Cesare Calise . La Cappella di S. Giovanni. La Chiesa di S. Michele Arcangelo, a Monterone, gioiellino rococò ricco di opere del Di Spigna. S. Francesco, antico convento francescano fondato nel 1646, con molte opere d’arte . Sopra gli archi dei portoni di molte casa, anticamente tutte, si trovano come s’è già detto, piccole edicole di Santi con l’immancabile lucernetta; edicole uguali rappresentanti la Via Crucis, adornano la strada che porta alla Chiesa di S. Francesco di Paola, ma altre ancora se ne rivengono lungo le stesse strade principali, messevi a devozione di chi le faceva costruire: S. Calcedonio, S. Lorenzo, il Crocefisso. Esse servivano ad illuminare le strade e a rincuorare i passanti notturni. Spesso il lumicino era protetto da una lanternetta di vetri colorati e la debole fiammella variopinta veniva proiettata all’interno: una poesia di luci ,di colori, di cuori. E’, dunque, tutta una sinfonia di linee, di pinnacoli, di luci, che, sotto i rossi tramonti foriani, la cui atmosfera, simile alla scia di una cometa, spesso indora tutta la cittadina, conferisce a Forio d’Ischia una tonalità da rosa profumata, immagine bellissima che antichi saggi seppero sfruttare per offrire un simbolo al paese, il cui stemma è appunto, una rosa fiorita sopra tre collicelli . Ma non bisogna dimenticare che Forio d’ Ischia è ricca di risorse naturali, siano esse le acque minerali di Citara, di Agnone, dove si trova il grandioso complesso termale Poisedon con le piscine a varie temperature, del bacino di Paolone, di Saliceto; siano le famose fumarole del Bellomo, di Stennecchia, di Pizzo del Merlo; siano le grosse pietre di tufo scavate per abitazioni: Pietra Mosca, Pietra di Perrone e altre che il turista incontra sulla strada verso il Ciglio, tutte di stupenda bellezza; siano le moltissime spiagge di Citara, della Chiaia, di S. Francesco, di Saliceto. La stessa costa è un drappo meraviglioso dalla Punta Cornecchia e Spaccariello fino a Punta Imperatore, dal Monte alla Guardiola e al Monaco e al Chiarito: una costa di scherzi di rocce e con scogli marini come la Nave, la Pietra Bianca, la Pietra Nera, le Chianare di Spatera, le Formiche, il Petrillo, entrato, quest’ ultimo, in tutte le composizioni pittoriche che si rifanno a quella potente immagine del paese che si affaccia sulla spiaggia di Forio d’ Ischia. Logicamente non mancano tutti quei conforti moderni di piscine termali, di alberghi, di pensioni , di ristoranti, soprattutto quelli caserecci, che offrono il robusto vino del posto con la specialità del vino sorriso. E, per ultimo, il turista che gira per questo Comune in cerca di emozioni non può non soffermarsi davanti alle “parracine”,a quei muri a secco, costruiti con pietre di tufo verdino e che adornano i sentieri , le stradette di campagna o che sostengono balze tagliate a gradoni, offrendo l’ immagine di antichi bassorilievi, sui quali un poeta potrebbe leggervi la storia e i costumi dell’isola d’ Ischia.
Il comune di Lacco Ameno d’ Ischia, 207 ettari, prese l’ appellativo di Ameno nel 1863 (seduta del 18 novembre, Sindaco dr. Carmine Mennella), perché precedentemente si chiamava solo Lacco, la cui etimologia più seguita è quella di “pietra” (De Siano, Baldino), mentre in tempi molto più lontani era chiamato Eraclio, probabilmente per qualche santuario in onore di Ercole. Gli schiavi condotti dal professor Giorgio Buchner su Monte Vico, a S. Montano in località Mazzola, e che ancora oggi continuano con sorprese sempre crescenti, hanno riportato alla luce una lontana civiltà dell’VIII sec. a . C. .Antichi Autori già accennavano ad una colonizzazione greca in massa guidata da Ippocle Cumeo e dal calcidese Megastene, ma il ritrovamento sul posto di tale insediamento oltre a confermare l’ attendibilità degli antichi Autori ne hanno determinata l’ epoca e hanno più specificamente fatto conoscere la vita talvolta giornaliera di questa colonia. Tali greci si erano stabiliti sopra Monte Vico, la collina che si protende nel mare come un baluardo tra la cala di S. Montano e la Marina di Lacco Ameno d’ Ischia, fondandovi la città di Pitecusa (da Pitos, vaso di creta), in quanto su di essa avevano costruito laboratori e fornaci per la fabbricazione e cottura di ceramiche di ogni tipo. Qui, in situ, vennero trovati quei bolli figulini , vere e proprie etichette di due dei loro principali fabbricanti, che erano venuti alla luce un po’ dappertutto dalla Grecia alla Spagna e dei quali non si conosceva la provenienza. Le tombe esumate in S. Montano, oltre a rivelarci la tecnica della sepoltura, ci hanno restituito monete, vasi, armi e oggetti vari, da offrirci un quadro esatto della vita e dei costumi di questi antichi abitanti dell’ isola d’ Ischia, parte dei quali in seguito, si staccò per mettere un piede nella terraferma con la fondazione di Cuma. E fu questo popolo, come ha ricavato dagli ultimi scavi il Buchner soprattutto in località Mazzola, non solo a ritrovare una tecnica avanzatissima per l’ industria della creta, ma a portare finanche innovazioni nella stessa loro scrittura .Occorre visitare il Museo, oggi sistemato nelle meravigliose sale della Villa Arbusto per farsi un’ idea più esatta di questi scavi e dei loro reperti. Qui ci si sofferma soltanto sopra un solo reperto, la cosiddetta Coppa di Nestore, che tanto entusiasmò il ritrovatore, perché vi portava sopra scritto: “valeva la pena bere alla coppa di Nestore; ma chi beve alla mia sarà subito preso dal desiderio di Afrodite” . A proposito della Villa Arbusto, antica villa dei Duchi d’ Atri, e ultimamente Villa Rizzoli,ora è stata comprata dal Comune di Lacco Ameno d’ Ischia che l’ ha sistemata a Museo Archeologico, riservando molte altre sale ad attività sociale. Ma altri scavi in questa zona ricca per antichi insediamenti, sono stati effettuati dal reverendo Pietro Monti a valle di Monte Vico, sotto e presso la chiesa di S. Restituta, il cui ipogeo è stato con molta perizia adattato a Museo. Si tratta di un periodo più recente, il paleocristiano, i cui reperti sono ormai al punto di raccontarci vita e abitudini di quel primo nucleo cristiano dell’ isola d’ Ischia : lucerne fiale di vetro, sepolture, scritture e soprattutto i simboli di questa comunità che non poteva ancora esercitare apertamente il proprio culto e considerata, non a torto, una comunità rivoluzionaria. Questo è il più antico luogo di culto dell’ isola d’ Ischia. Fin dal IV sec. d. C. la comunità Cristiana si raccoglieva in questo luogo dove aveva eretto una basilica a tre navate. Nel secolo successivo dovettero arrivare le reliquie di S. Restituta portate da popolazione dell’ Africa settentrionale che fuggivano in Italia meridionale in seguito alle invasioni dei Vandali. Da questo periodo, in un alternarsi di periodi di splendore ad altri di totale abbandono, troviamo un oratorio costruito nel 1036 dal conte Marino Mellusi. Nel 1374 il vescovo Bartolomeo Bussolaro fortifica la Chiesae le celle che sorgono accanto. Dopo un altro periodo di abbandono, nel 1470 la Chiesa vienerestaurata e può riprendere a funzionare grazie alla costanza e all’ impegno del francescano fra Pacifico da Sorrento. Il 22 aprile 1589 il vescovo Fabio Polverino concede la Chiesa e il santuario ai Carmelitani del Carmine Maggiore di Napoli che vi restano fino al 1809. Dal 1822 al 1866 vi hanno dimorato agli Agostiniani. Oggi la Chiesa è officiata dal clero diocesano (A. Di Lustro – P. Polito - . di dare uno sguardo anche alla Chiesa parrocchiale, dedicata alla Madonna delle Grazie, dove può ammirare un pulpito di legno intagliato, opera antica e di pregio, in quanto si notavano dei satirelli con le mani giunte, e la statua di Ercole sotto la pila dell’ acqua Santa, certamente del periodo ellenistico. Piccolo e ricco questo Comune. Oltre alla Marina, alla stupenda Cala di S. Montano, alla Fundera e alla Pannella, ubertosa per vigneti un tempo celebri per vini forti e delicati, più a monte c’è il Fango, per raccogliersi là e sedimentarsi i depositi della Cava Bianca, il cosiddetto fango che, dalle cure degli arti passò alle cure di bellezza. Fu in questo Comune che sorse il primo albergo in senso moderno dell’isola d’ Ischia , per opera del reverendo don Tommaso De Siano. Esso ebbe il piacere di ospitare ben sette re e non pochi uomini illustri quali Andersen, Mendelson, e Guy – Lussac. Quasi un ritorno storico, proprio in questo Comune, per opera del cavaliere del lavoro di Angelo Rizzoli e del professor Piero Malcovadi, nello stesso luogo nel quale erano approdati gli Eritresi e i primi cristiani, sono sorti i primi grandi complessi termali della Regina Isabella, delle Terme Reginella, dello Sporting, risollevando l’ economia non solo di Lacco Ameno ma di tutta l’isola d’ Ischia .Le Terme Regina Isabella, Isabella di Napoli, moglie di Francesco I di Borbone, erano sorte per opera di Nicola Ciannelli. Questi, mentre attendeva alla loro costruzione nel 1898, vi scoprì una sorgente greca dell’VIII secolo a. C. e una romana del V secolo a.C. .”Si rivenne – scrive Frenkel riferendo le parole del Ciannelli – a circa tre metri di profondità una terme a scopo di salute e di epoca preellenica… consiste di un largo ambiente ad uso di colidarium in comunicazione colla sorgente calda, di altro ambiente più piccolo col laconium di vapori naturali per sudare, con una vasca da bagno, e un altro vano attribuito alle unzioni e alle arenazioni; ma il massimo della fortuna è un canale fatto con grossi tegoloni che trasportava l’acqua dalla sorgente al colidarium rinvenuto insieme con la sorgente tanto ben conservato, che tutt’ ora è in condizione di fare lo stesso ufficio…che i Romani e gli Ellenici trovassero prodigiosa questa sorgente si riscontra pure nelle 12 tavolette qui rinvenute, che si conservano nel Museo di Napoli” . Il complesso Rizzoli era all’avanguardia e gli operatori economici ischitani dovettero aggiornarsi; così, sopra altre fonti non meno rinomate sono sorte il Capitello, il San Lorenzo con le famose stufe. Ma il Comune di Lacco Ameno d’ Ischia è venuto mano a mano ad associarsi, come un simbolo, attorno al suo Fungo. Attorno a questo scoglio di tufo, detto anticamente scoglio della Triglia, per la pesca delle triglie che si faceva nei paraggi, gli antichi paranzielli e le martignane assicuravano i loro ormeggi, per cui, aggiungendovi anche l’erosione del mare è venuto pigliando l’ aspetto di un fungo e così viene oggi chiamato. Il Cervera, traendo ispirazione dalla sua forma, ne ha tratto una leggenda: due fanciulli si amarono troppo presto e vollero fuggire nel mare che poco lontano dalla riva li inghiottì, e la natura, affranta, volle alzare sul luogo un tumulo, un Fungo, che sotto la sua alcova veglia ancora il riposo dei piccoli.
Il comune di Casamicciola d’ Ischia,che nel 1956 prese l’appellativo di Terme,ha una superficie di 560 ettari.Le sue frazioni principali sono:Marina, Piazza Bagni, Maio, Perrone, Sentinella. Il forestiero che approda nel Porto, abbraccia il territorio di questo Comune con un sol colpo d’occhio. A sinistra vede stagliarsi nel cielo la linea del suo contorno orientale; essa definisce anche uno dei più caratteristici edifici vulcanici dell’isola d’ Ischia, il Rotaro, edifici ottenuti dalla migrazione del condotto vulcanico principale; la collina del Tabor, protusione solida o “ spina ” (pietra del Voia), prodotta da una massa magmatica pastosa che dal di sotto ha spinto una massa sovrastante già solidificata. La linea fa distinguere benissimo il recinto craterico originario, la cupola di ristagno, la “ spina ” del Tabor, contornata dalla colata che scende fino al mare formando la Punta della Scrofa. La linea continua in alto lungo le colline Jetto per appuntirsi nel vortice di un triangolo isoscele nella vetta dell’ Epomeo, la vetta più alta dell’ isola d’ Ischia. Da questo vertice partono le stupende colline di Casamicciola: Pera, Critica, Acqua Piccola, Tresta, Sentinella, Castiglione, solcate spesso da profondi valloni i cui nomi richiamano alla presenza di popoli greci, Cava Arvaniello, Cava di Negroponte. E’uno scenario fiabesco: grosse onde d’intenso verde solidificatesi in un istante. Casamicciola fu anche detta Casa-Mezula e Casanizzola; fu ritenuto derivasse dal acque della sorgente di Sinigallia. Gli schiavi condotti sulla collina del Castiglione hanno messo in luce reperti appartenenti alla civiltà micenea. Pare che i Comuni scacciati dal tiranno Aristodemo abbiano trovato stanza nel luogo detto ancora Casa Cumana. C’è chi vuole sul Castiglione la reggia di Alcinoo e nello scolo in mare delle acque minerali il fiumicello al quale Nausicaa si recava a lavare le vesti e che accolse il naufrago Ulisse. V’ha chi disse che la Sibilla Cumana vivesse in un antro che ancora oggi viene additato come Grotta della Sibilla,sulla spiaggia del Castiglione. Questo comune e’il comune più ricco di acque minerali dell’ isola d’ Ischia, che pullula o in vari bacini, del Gurgitello, del Rete (oggi Rita), del Castiglione,sul quale ultimo è sorto l’omonimo Parco Termale. In esso Jasolino guarì molta nobiltà del tempo.” Le acque – scrive a tal proposito – sono caldissime e lucenti. Giova ai reni, sana le macchie fatte per vizio del fegato. Quest’ acqua si può usare in un luogo di tutti i bagni di Avignone, di Siena e di Pisa” . Dal bacino del Gurgitello,che secondo lo Ziccardi significa “divento agile, mobile” , ma che in realtà significa piccolo gorgo, così si esprime il medico Giulio Jasolino: “ Quando io per la prima volta vidi ed esaminai tutto il bacino del Gurgitello, mi meravigliai grandemente di tutti i segreti della natura…Dio Ottimo Massimo in questo piccolo luogo ha raccolto tutti i rimedi e aiuti dei bagni per sanare qualsiasi male… si guarisce la sterilità, ma con esse ogni male che può angustiare l’ umanità “. Da questo bacino le acque sgorgano per più parti formando tante sorgive, alle quali, secondo l’ uso o l’ impressione o l’effetto curativo, vennero attribuiti vari nomi: Stomaco (dal sapore di brodo di cappone, contro la sterilità solo a berla); Denti (per la cura delle gengive); Ferro, per l’ abbondanza di questo minerale (per tutte le disfunzioni particolari degli uomini e delle donne); Aurifero, perché vi si credeva presente del “ vero oro, mentre oggi si sa che la finissima pellicola iridescente è formata da moltissimi flagellati, crisomonadi, con dei cromatofori gialli “ (Buchner) e delle cui acque sempre lo Jasolino dice: “ Confortano tanto la virtù animale, quanto la naturale, e la vitale, e tutti gli strumenti e parti strumentari, e principalmente il cuore, e i precordi, il polmone,il petto…sana i difetti della pelle “; Argenteo, Colata, Sinagallia, Cal d’Obrasco, Val di Negroponte. Su questo bacino già esisteva qualche antica fatiscente costruzione, per cui lo Jasolino si rese promotore di una costruzione decente, alla quale contribuirono i nobili ivi guariti e lo stesso vescovo d’ Ischia Fabio Polverino (Buchner - Giulio Jasolino), il quale volle sorvegliare addirittura i lavori. Agli inizi del 1600 vi sorgevano il complesso del Pio Monte, e più tardi, per opera del marchese Andrea d’ Avalos, le attuali Belliazzi. Ne sorsero in seguito altre su ogni fonte. In queste terme le acque ebbero una sistemazione scientifica: i bagni vennero serviti sotto controllo medico e il paziente veniva aiutato da assistente. Fu questa la nascita del termalismo isolano. Intanto le guarigioni facevano conoscere il nome di Casamicciola e D’ Ischia dappertutto, cosicché molta gente fu invogliata a conoscerla, anche senza il bisogno di cura specifiche. Si dovette provvedere anche ad accogliere questi ospiti offrendo loro qualche divertimento. Allora ogni “Villa” di certa grandezza ebbe la sua sala di concerto con l’ immancabile pianoforte; sul tetto di ogni casa il sabato sera si ballava la tarantella; furono programmate escursioni, soprattutto per l’ Epomeo: era nato quel turismo, la cui riscoperta nel dopoguerra ha dato tanta fortuna economica all’isola d’ Ischia. Casamicciola allora, meravigliosa per le sue casette ben disposte sui colli e sui poggi, divenne il nome più famoso, il punto del globo nel quale familiarizzarono il tedesco e il russo, il danese e il norvegese, il franco e lo svizzero, i quali nelle magnifiche sale degli alberghi Sentinella, Grande Sentinella, Piccola Sentinella, Villa Giuochi, Villa Zavota ebbero modo di trascorrere i loro indimenticabili soggiorni. Inoltre bisogna ricordare che, oltre ai bagni, l’ interesse fu rivolto anche verso altri rimedi naturali, di cui Casamicciola d’ Ischia era ed è prodigiosamente dotata: un prodotto dell’ attività vulcanica consistente nella fuoriuscita di aeriformi, le Fumarole.Scoperto il benefico effetto di questi vapori caldissimi, subito vi sorsero sopra dei camerini, le stufe, termine che venne a significare anche l’ applicazione curativa. Giovava ai “dolori delle giunture, agli effetti isterici e alla doglia matrice, alla podagra, al fegato,alle gengive, al naso” ( Jasolino ) e curava i “dolori del capo,le vertigini, gli accorgimenti delle membra, le escrescenze nella bocca e nel naso, l’impedimento della favella per vizio della lingua, il mal di petto” (D’Aloisio).Famosissime divennero le Stufe del Castiglione e del Cacciutto. Ma ben presto si rivelarono oltremodo curative anche le applicazioni fatte coi depositi argillosi provenienti dalla Selva Massara, da Montecito: essi, depositati nelle acque minerali, costituirono il cosiddetto Fango. L’uso medico dei fanghi portò a risultati sconvolgenti, fino alle cure estetiche. Ci troviamo, quindi, di fronte al paese, patria del termalismo e turismo ischitano, Casamicciola Terme, nome familiare nelle grandi capitali europee, dalle quali arrivava la parte più possidente, e quindi più colta, e perciò in grado di far conoscere e tramandare ai posteri, attraverso scritti e dipinti, le bellezze di quest’ angolo di paradiso, la prodigiosità delle sue acque, la caratteristica dei suoi costumi, e fu proprio per questo che la catastrofe dell’83 colpì il mondo intero. Perché in questo lembo di terra si ispirarono Lamartine ed Ibsen, Longfellow, Renan ed Herbert, Bergsoe, il conte Zuluski e il cardinale Dupanloup; non a caso i nobili d’ Ischia, ritirandosi dal Castello, preferirono Casamicciola come loro dimora e sul colle che da essi prese il nome di Cittadini costruirono le loro ricche abitazioni. Nelle sue acque trovò guarigione molta nobiltà prestigiosa di questi nostri secoli passati: i Colonna, i D’Avalos, i Della Rovere, gli Orsini, per parlare solo degli italiani. Il cavalier Manzi vi installò la prima centrale elettrica dell’isola d’ Ischia; il professor Cristoforo Mennella, nativo di Casamicciola d’ Ischia, ivi attese alla stesura della sua trilogia il clima d’ Italia . Ed è qui che il poeta Nicolardi componeva per la sua futura sposa e faceva per la prima volta cantare sotto i balconi della sua casa la celebre canzone “ Voce ‘e notte “e dedicava al cimitero di Casamicciola d’ Ischia, che la pietà congiunta tiene sempre allegro di fiori freschi come un giardino dai fiori perenni, il non meno celebre sonetto che incomincia coi versi: ‘ na lenza ‘e terra, a riva a riva ‘e mare; ‘ nu cipresso e ‘nu salice ogne tanto; e sciure ‘nquantità, tanto ca pare cchiù ‘ nu camposanto.Questa è la storia di Casamicciola d’ Ischia. Ma non mancano le leggende e le tradizioni, alle quali si ricollegano la chiesa del Buon Consiglio eretta dai marinari, la stessa erezione del Pio Monte, la Pietra del Voia, la Grotta della Sibilla Cumana, la sacra rappresentazione che si svolge in piazza nella mattinata di Pasqua e non ultima la sfilata degli abitanti, sindaco in testa, per pigliar possesso simbolico per un giorno del Comune di Lacco Ameno d’ Ischia nel tradizionale pellegrinaggio a S. Restituta ( patrona dell’isola d’ Ischia) del lunedì dopo Pasqua.